[webprofession] Proposta di partenza (con alcune correzioni)

Roberto Scano - IWA/HWG rscano a iwa-italy.org
Mer 19 Nov 2003 18:13:41 CET


----- Original Message ----- 
From: "Antonio Cavedoni" <antonio a cavedoni.org>
To: "Le professioni web" <webprofession a itlists.org>
Sent: Wednesday, November 19, 2003 2:02 PM
Subject: Re: [webprofession] Proposta di partenza (con alcune
correzioni)


>Ciao a tutti,
>
>un po' in ritardo, ma eccomi con i commenti. Raccolgo anche le opinioni
>degli iscritti alla mailing list che gestisco, nartlist:
>
>  <http://netartmagazine.com/nartlist/>

Ottimo :)

>Piu' o meno siamo tutti d'accordo sul fatto che l'attuale proposta
>faccia confusione sui termini "web" ed "internet". Il web, inventato da
>Tim Berners-Lee e' un insieme di tecnologie che comprendono HTTP, HTML,
>i browser web, etc., mentre internet e' l'infrastruttura tecnologica
>che rende possibile tutto cio', ma non solo: su internet ci sono anche
>l'email, gli instant messenger, le chat IRC, i newsgroup...

>Limitarsi alle "professioni web", quindi, ha poco senso. E questo non
>solo nei casi limite (programmatori di applicazioni desktop che usano
>il web per controllare in automatico eventuali aggiornamenti), ma anche
>nei casi piu' propri: molti web designer hanno lavorato su prodotti che
>dovrebbero essere per il web ma che sono poi stati pubblicati su altri
>media, tipo i CD-ROM: le tecnologie quindi non sono una discriminante
>nello stabilire cosa sia o meno "per il web", perche' si possono fare
>CD-ROM in HTML o prodotti web con Shockwave (nato per i CD-ROM).

>Voglio dire: come facciamo a stabilire che una persona e' un lavoratore
>del web? Se io sono uno sviluppatore in Flash e per un anno devo
>lavorare su una applicazione offline, devo cambiare categoria? Non
>usufruisco piu' degli sgravi fiscali di questa legge?

Quindi proponi di cambiare la dicitura "Professioni Web" con
"Professioni ...." ?
Oppure creare una chiara definizione di professioni web, indicando
chiaramente le attività, online ed offline, nelle quali siano applicate
tecnologie internet, intranet, extranet?

>> Art. 1
>> (principi generali)
>>
>> 1. L'esercizio delle attività lavorative e professionali è libero
salvi
>> i casi in cui la legge richieda, anche per lo svolgimento di singole
>> attività, l'iscrizione in appositi albi o elenchi ai sensi dell'art.
>> 2229 c.c.

>Ci sono esempi di questi casi particolari richiesti dalla legge? Quali
>sono queste singole attivita'?

Avvocati, Notai, Commercialisti... in generale tutte le attività
riconosciute con albi.


>> 2. La presente legge garantisce il libero esercizio delle attività
>> lavorative e professionali delle professioni web, attività non
>> regolamentate ai sensi dell'articolo 2223 del Codice e definite nell'
>> art. 2 della presente legge, in qualunque modo e forma esercitate,
>> anche
>> in via subordinata ed in forma societaria, allo scopo di garantire ai
>> fruitori dei servizi professionali la qualità, la correttezza e la
>> responsabilità della prestazione richiesta.

>Nessun problema: chiunque si puo' improvvisare web-qualcosa dalla
>mattina alla sera (come ho fatto io, e il 99,9% dei professionisti di
>questo settore).

Yep ma vai a chiedere finanziamenti, assicurazioni o altro dicendo che
sei web-qualcosa :)
Ad un mio amico quando ha chiesto di inserirgli sulla Carta d'Identità
la dicitura "webmaster" l'impiegato del comune ha chiesto se lavorava
alla Blockbuster...


>> Art. 2
>> (le professioni del web)
>>
>> 1. Le professioni del web comprendono le figure professionali che, in
>> qualsiasi forma di inquadramento lavorativo, sia nel settore pubblico
>> che privato, si occupano di produzione, sviluppo, manutenzione,
>> fornitura di prodotti e servizi nel settore delle comunicazioni
>> informatiche con tecnologia internet, intranet ed extranet.

>In questo caso si pone un problema di altro tipo: se veramente si vuole
>regolamentare il lavoro di persone che lavorano su internet, intranet
>ed extranet, si sta parlando praticamente di tutto il settore
>dell'information technology italiano. E allora e' inaccettabile che la
>scrittura di un testo di legge cosi' rilevante venga fatta da tre
>gatti, e proposta con la fretta di Roberto Scano che vorrebbe arrivare
>al testo in parlamento per fine anno.

La proposta è aperta a tutti, e le altre realtà che stanno operando per
la regolamentazione (vedi Assinform, ecc. ecc.) relegano le attività
delle professioni web come attività "minori" nel campo dell'ICT, di
fatto non analizzandone i requisiti, ecc. ecc. Di fatto tali realtà
(che - ripeto - possono intervenire ora come in futuro nel testo), se
leggi i rapporti pubblicati ultimamente, tengono prevalentemente ad
effettuare un'analisi nel settore della grande industria preferendo la
definizione di figure come il project manager e collaboratori affini
anziché definire le figure di chi opera nel web. Forse, credo io dopo
aver letto i rapporti, perché considerano tale settore come pura
"manovalanza on demand". Ti invito a leggere gli ultimi rapporti
Assinform :)

La proposta è nata per il web e per le professioni di chi opera nel web:
sta a queste altre realtà partecipare alla stesura del documento:
sicuramente non lo faranno in questa prima fase ma lo faranno dopo la
presentazione (magari presentando un altro disegno di legge).


>> 2. Le professioni del web sono suddivise in macro-categorie di
>> competenza, qui di seguito definite:
>> a)      Produzione e/o fornitura di sistemi e applicazioni
>> b)      Manutenzione di sistemi e applicazioni
>> c)      Consulenze
>> d)      Altri servizi connessi all'attività professionale nel web

>Nel comma 4 dello stesso articolo, piu' sotto, si stabiliscono queste
>quattro voci come nuovi codici attivita' assegnabili ai titolari di
>partita IVA. A mio parere fare differenza tra "Produzione e/o fornitura
>di sistemi e applicazioni" e "Manutenzione di sistemi e applicazioni"
>ha poco senso. Al limite potremmo differenziare tra "produttori" e
>"rivenditori". "Produttori", "Rivenditori", "Consulenti" e "Altro"?

Sono 4 categorie:
- produzione/rivendita
- manutenzione
- fornitura di servizi
- altro

Le voci così indicate sono troppo generiche per il settore e quindi non
renderebbero chiara la suddisivisione ai fini IVA.

>Non conosco l'operato del CNEL, voglio solo che siamo sicuri di cosa
>stiamo scegliendo: l'elenco delle attivita' lavorative su internet e'
>una cosa piuttosto fluida, e se davvero vogliamo che venga mantenuto
>formalmente (cosa che non so quanto sia pratica), ci serve un ente in
>grado di garantire una certa rapidita' operativa.
>Vi chiedo, e' il CNEL in grado di soddisfare questi requisiti? In
>particolare lo chiedo a quanti hanno gia' lavorato con il CNEL in prima
>persona (anche se dubito che ci siano schiere di collaboratori del CNEL
>in questa lista), e conoscono le potenzialita' *reali* di questo ente.

Il CNEL è di fatto la realtà che gestisce tutte queste cose, che per
costituzione ha pure la possibilità di proporre disegni di legge in
materia. Il CNEL tiene copia dei contratti nazionali, il CNEL tiene i
rapporti con le associazioni di categoria: volenti o nolenti il CNEL ha
questo compito. Se parliamo di albi veri e propri allora sarebbe
necessario assegnare il compito al Ministero di Grazia e Giustizia.

>> 2. Le associazioni di categoria, sia riconosciute che non
riconosciute,
>> sono di natura privata, su base volontaria e possono rilasciare
>> attestazioni di competenza e di professionalità secondo quanto
>> stabilito
>> dall'art. 5 della presente legge.

>Perche'? Perche' non e' possibile avere associazioni di categoria di
>natura pubblica, o su base non-volontaria? E perche' solo tali
>associazioni possono rilasciare attestati di competenza e di
>professionalita'?
>Il panorama della formazione professionale sulle "professioni di
>internet" e' oltremodo variegato in Italia: ci sono corsi pubblici,
>privati, a pagamento, gratuiti, universitari, comunali. E questi corsi
>al momento rilasciano certificazioni: perche' negarglielo?

Nessuno nega a nessuno il diritto di rilasciare certificazioni. Quanto
riportato sopra è richiesta dell'Unione Europea e come tale è stato
riportato pari pari. Se il comma 2 iniziasse con "Solo le
associazioni...." allora la tua osservazione sarebbe corretta...

>Come sopra: perche' tali associazioni devono essere non a scopo di
>lucro? Le certificazioni private che vengono usate ora da chi ha
>intenzione di comprovare la propria professionalita' (e mi riferisco
>alle certificazioni Macromedia, Microsoft...) non varranno piu'?

No, le certificazioni private (commerciali) non vengono toccate ma a
livello di Unione Europea chiaramente si parla di attestati
professionali e certificazioni rilasciati da associazioni professionali:
queste vengono "riconosciute" con validità in tutti gli stati membri...
le certificazioni di tipo "commerciale" sono riconosciute a seconda
della richiesta di mercato.

>Un altro dubbio: se tali associazioni sono su base volontaria e non a
>scopo di lucro, chi ci garantisce che avranno i mezzi adeguati per
>fornire una certificazione professionale adeguata?

Questo è uno dei problemi che avevo già posto agli on. che a suo tempo
avevano optato per l'albo ("onorevole copia-incolla"): è un errore
concettuale dell'Unione Europea che anziché definire dei criteri per il
rilascio delle certificazioni preferisce delegare alle associazioni di
categoria la creazione e gestione di tali certificazioni. Per assurdo,
una potenziale certificazione IWA/HWG con titolo di "Web Designer" è per
l'EU un titolo uguale a quello dell'associazione di Trebaseleghe. Per
questo sarebbe necessario creare almeno un MOU nazionale per la
definizione di tali certificazioni. Le certificazioni comunque non sono
necessarie per lo svolgimento della professione.

>E qui, tutti i commenti di nartlist sono stati negativi: nessuno vuole
>un tariffario di settore, anche perche' non serve a nulla (vedi il
>tariffario della AIAP, ignorato da tutti) ed e' praticamente
>impossibile da stabilire.

Un tariffario indicativo non è un tariffario obbligatorio ma un punto di
riferimento per quelle attività (soprattutto legate al mondo della P.A.)
che necessitano dei parametri di partenza per i costi orari di sviluppo.

>Che unita' di misura intende usare il CNEL per stabilire il costo di un
>CMS? Tempo? Tecnologie utilizzate? Feature del CMS in questione? Tutti
>quanti sappiamo che in giro ci sono CMS dai costi esorbitanti e CMS
>open source gratis o quasi: come si comporta il CNEL in questo caso?
>Come stabilisce il costo per lo sviluppatore e per il cliente di una
>cosa del genere?

Sono d'accordo con te... Difatti è necessario valutare per le singole
aree se sia possibile o meno applicare dei tariffari... ciò che è
fattibile per le consulenze non è fattibile per le forniture di sistemi
CMS.

>> 2. Per la tutela di cui al comma 1 del presente articolo è
obbligatoria
>> la stipulazione di adeguate forme di assicurazione per la
>> responsabilità
>> civile conseguente ai danni arrecati nell'esercizio dell'attività
>> professionale, tale da assicurare l'effettivo risarcimento del danno,
>> anche in caso di attività professionale svolta da dipendenti o
>> collaboratori con contratti atipici.

>Obbligo di assicurazione a tutti i professionisti: mah, qualcuno puo'
>riportare esperienze di prima mano a riguardo? Di che ordine di costi
>stiamo parlando? Essere obbligati ad avere un'assicurazione puo' essere
>una barriera di entrata troppo alta?

Non ci sono coperture assicurative per chi opera nel settore in quanto
non essendoci una chiara definizione delle attività professionali con
rischi-costi-benefici nessuna compagnia assicurativa corre il rischio di
farti una polizza a buone condizioni, sparandoti le massime.

Una definizione per legge chiaramente obbligherebbe le assicurazioni a
creare delle polizze dedicate.

>Dove li prende lo stato i soldi delle mancate entrate dovute a tali
>crediti d'imposta?

Dalle maggiori attività di produzione derivanti dall'utilizzo delle
attrezzature.




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