[webprofession] Proposta di partenza (con alcune correzioni)
Antonio Cavedoni
antonio a cavedoni.org
Mer 19 Nov 2003 14:02:26 CET
Ciao a tutti,
un po' in ritardo, ma eccomi con i commenti. Raccolgo anche le opinioni
degli iscritti alla mailing list che gestisco, nartlist:
<http://netartmagazine.com/nartlist/>
On Nov 17, 2003, at 16:06, Roberto Scano - IWA/HWG wrote:
> RICONOSCIMENTO REGOLAMENTAZIONE E TUTELA
> DELLE PROFESSIONI DEL WEB
Piu' o meno siamo tutti d'accordo sul fatto che l'attuale proposta
faccia confusione sui termini "web" ed "internet". Il web, inventato da
Tim Berners-Lee e' un insieme di tecnologie che comprendono HTTP, HTML,
i browser web, etc., mentre internet e' l'infrastruttura tecnologica
che rende possibile tutto cio', ma non solo: su internet ci sono anche
l'email, gli instant messenger, le chat IRC, i newsgroup...
Limitarsi alle "professioni web", quindi, ha poco senso. E questo non
solo nei casi limite (programmatori di applicazioni desktop che usano
il web per controllare in automatico eventuali aggiornamenti), ma anche
nei casi piu' propri: molti web designer hanno lavorato su prodotti che
dovrebbero essere per il web ma che sono poi stati pubblicati su altri
media, tipo i CD-ROM: le tecnologie quindi non sono una discriminante
nello stabilire cosa sia o meno "per il web", perche' si possono fare
CD-ROM in HTML o prodotti web con Shockwave (nato per i CD-ROM).
Voglio dire: come facciamo a stabilire che una persona e' un lavoratore
del web? Se io sono uno sviluppatore in Flash e per un anno devo
lavorare su una applicazione offline, devo cambiare categoria? Non
usufruisco piu' degli sgravi fiscali di questa legge?
> Art. 1
> (principi generali)
>
> 1. L'esercizio delle attività lavorative e professionali è libero salvi
> i casi in cui la legge richieda, anche per lo svolgimento di singole
> attività, l'iscrizione in appositi albi o elenchi ai sensi dell'art.
> 2229 c.c.
Ci sono esempi di questi casi particolari richiesti dalla legge? Quali
sono queste singole attivita'?
> 2. La presente legge garantisce il libero esercizio delle attività
> lavorative e professionali delle professioni web, attività non
> regolamentate ai sensi dell'articolo 2223 del Codice e definite nell'
> art. 2 della presente legge, in qualunque modo e forma esercitate,
> anche
> in via subordinata ed in forma societaria, allo scopo di garantire ai
> fruitori dei servizi professionali la qualità, la correttezza e la
> responsabilità della prestazione richiesta.
Nessun problema: chiunque si puo' improvvisare web-qualcosa dalla
mattina alla sera (come ho fatto io, e il 99,9% dei professionisti di
questo settore).
> Art. 2
> (le professioni del web)
>
> 1. Le professioni del web comprendono le figure professionali che, in
> qualsiasi forma di inquadramento lavorativo, sia nel settore pubblico
> che privato, si occupano di produzione, sviluppo, manutenzione,
> fornitura di prodotti e servizi nel settore delle comunicazioni
> informatiche con tecnologia internet, intranet ed extranet.
In questo caso si pone un problema di altro tipo: se veramente si vuole
regolamentare il lavoro di persone che lavorano su internet, intranet
ed extranet, si sta parlando praticamente di tutto il settore
dell'information technology italiano. E allora e' inaccettabile che la
scrittura di un testo di legge cosi' rilevante venga fatta da tre
gatti, e proposta con la fretta di Roberto Scano che vorrebbe arrivare
al testo in parlamento per fine anno.
> 2. Le professioni del web sono suddivise in macro-categorie di
> competenza, qui di seguito definite:
> a) Produzione e/o fornitura di sistemi e applicazioni
> b) Manutenzione di sistemi e applicazioni
> c) Consulenze
> d) Altri servizi connessi all'attività professionale nel web
Nel comma 4 dello stesso articolo, piu' sotto, si stabiliscono queste
quattro voci come nuovi codici attivita' assegnabili ai titolari di
partita IVA. A mio parere fare differenza tra "Produzione e/o fornitura
di sistemi e applicazioni" e "Manutenzione di sistemi e applicazioni"
ha poco senso. Al limite potremmo differenziare tra "produttori" e
"rivenditori". "Produttori", "Rivenditori", "Consulenti" e "Altro"?
E torna lo stesso problema del termine "web", di cui sopra.
> 3. L'elenco delle attività lavorative e professionali delle professioni
> web, è definito dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro
> (CNEL) secondo quanto definito ai commi 1 e 2 del presente articolo,
> uniformando le figure professionali secondo le direttive internazionali
> definite dall'Unione Europea e sentite le associazioni di categoria.
Non conosco l'operato del CNEL, voglio solo che siamo sicuri di cosa
stiamo scegliendo: l'elenco delle attivita' lavorative su internet e'
una cosa piuttosto fluida, e se davvero vogliamo che venga mantenuto
formalmente (cosa che non so quanto sia pratica), ci serve un ente in
grado di garantire una certa rapidita' operativa.
Vi chiedo, e' il CNEL in grado di soddisfare questi requisiti? In
particolare lo chiedo a quanti hanno gia' lavorato con il CNEL in prima
persona (anche se dubito che ci siano schiere di collaboratori del CNEL
in questa lista), e conoscono le potenzialita' *reali* di questo ente.
> [...]
>
> Art. 3
> (accesso alle professioni del web)
>
> [...]
>
> 2. Le associazioni di categoria, sia riconosciute che non riconosciute,
> sono di natura privata, su base volontaria e possono rilasciare
> attestazioni di competenza e di professionalità secondo quanto
> stabilito
> dall'art. 5 della presente legge.
Perche'? Perche' non e' possibile avere associazioni di categoria di
natura pubblica, o su base non-volontaria? E perche' solo tali
associazioni possono rilasciare attestati di competenza e di
professionalita'?
Il panorama della formazione professionale sulle "professioni di
internet" e' oltremodo variegato in Italia: ci sono corsi pubblici,
privati, a pagamento, gratuiti, universitari, comunali. E questi corsi
al momento rilasciano certificazioni: perche' negarglielo?
> Art. 4
> (associazioni di categoria)
>
> 1. Le associazioni costituite dagli esercenti attività lavorative e
> professionali non rientranti nella previsione di cui all'art. 2229 del
> Codice Civile, sono riconosciute se soddisfano i seguenti requisiti:
> a) l'esistenza di uno statuto dell'associazione che escluda ogni
> finalità di lucro e determini l'ambito dell'attività professionale;
> b) l'esistenza di un codice deontologico;
> c) l'esistenza di procedure di valutazione degli associati;
Come sopra: perche' tali associazioni devono essere non a scopo di
lucro? Le certificazioni private che vengono usate ora da chi ha
intenzione di comprovare la propria professionalita' (e mi riferisco
alle certificazioni Macromedia, Microsoft...) non varranno piu'?
Un altro dubbio: se tali associazioni sono su base volontaria e non a
scopo di lucro, chi ci garantisce che avranno i mezzi adeguati per
fornire una certificazione professionale adeguata?
> 2. Le associazioni che soddisfano i requisiti di cui al comma 1 del
> presente articolo possono richiedere l'iscrizione in apposito registro
> tenuto presso il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL).
>
> 3. Il CNEL, sentite le associazioni di categoria di cui al comma 2 ha
> il
> compito di[1]:
> a) individuare i casi in cui, a tutela del cliente, sono fissati i
> corrispettivi massimi delle prestazioni professionali, che devono
> essere
> rispettati dalle parti;
> b) individuare i corrispettivi minimi che devono essere rispettati
> dalle parti per le prestazioni professionali, nonché i corrispettivi
> che
> devono essere applicati dalle parti per le prestazioni imposte, in modo
> tale che i predetti corrispettivi siano rapportati al costo della
> prestazione, comprensivo delle spese e del compenso del professionista;
E qui, tutti i commenti di nartlist sono stati negativi: nessuno vuole
un tariffario di settore, anche perche' non serve a nulla (vedi il
tariffario della AIAP, ignorato da tutti) ed e' praticamente
impossibile da stabilire.
Che unita' di misura intende usare il CNEL per stabilire il costo di un
CMS? Tempo? Tecnologie utilizzate? Feature del CMS in questione? Tutti
quanti sappiamo che in giro ci sono CMS dai costi esorbitanti e CMS
open source gratis o quasi: come si comporta il CNEL in questo caso?
Come stabilisce il costo per lo sviluppatore e per il cliente di una
cosa del genere?
E ho solo fatto l'esempio di un CMS, ma ci sarebbero innumerevoli altri
casi del genre che potremmo tirare fuori.
> [...]
>
> Art. 6
> (tutela professionale)
>
> [...]
>
> 2. Per la tutela di cui al comma 1 del presente articolo è obbligatoria
> la stipulazione di adeguate forme di assicurazione per la
> responsabilità
> civile conseguente ai danni arrecati nell'esercizio dell'attività
> professionale, tale da assicurare l'effettivo risarcimento del danno,
> anche in caso di attività professionale svolta da dipendenti o
> collaboratori con contratti atipici.
Obbligo di assicurazione a tutti i professionisti: mah, qualcuno puo'
riportare esperienze di prima mano a riguardo? Di che ordine di costi
stiamo parlando? Essere obbligati ad avere un'assicurazione puo' essere
una barriera di entrata troppo alta?
> Art. 7
> (incentivi)
>
> 1. I titolari delle attività previste dall'art. 2 comma 2 beneficiano
> per il biennio 2004/2006 di un credito d'imposta pari al 30% per gli
> investimenti effettuati nell'acquisto di attrezzature e applicazioni
> informatiche necessarie per la crescita tecnologica dell'attività
> svolta.
Dove li prende lo stato i soldi delle mancate entrate dovute a tali
crediti d'imposta?
> 2. Oltre ai benefici del comma 1 del presente articolo è previsto un
> credito d'imposta pari al 30% per le spese sostenute per la formazione
> nei settori definiti dall'art. 2 comma 2 della presente legge.
Come sopra.
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