[webaccessibile] italia.it

andrea paiola andrea.paiola a gmail.com
Lun 29 Ott 2007 22:51:07 CET


contrappunto:

Roma - Visto che la stragrande maggioranza dei nostri politici usa
riferimenti culturali a sé consoni, non meraviglia che il Ministro
Rutelli nei giorni scorsi abbia detto testualmente durante una
riunione della commissione Attività produttive della Camera che per il
portale turistico italiano è giunta l'ora del "triplo fischio finale".
Italia.it alla fine di una estenuante partita fatta di ritardi di
preparazione, cambi di governo, rimpalli di responsabilità, denaro
pubblico sprecato a milioni o forse no (l'opinione pubblica è ancora
in attesa di dare una occhiata ai conti, e i contenziosi aperti con le
aziende che si erano aggiudicate gli appalti non consentono allo stato
di capire ancora quanti soldi questa cosa sia effettivamente costata
al contribuente) chiuderà e questo, al di fuori della metafora
calcistica del Ministro del Turismo, Contrappunti trova sia una ottima
idea.

Non è ben chiaro chi abbia perso la partita (vincitori di sicuro non
ce ne sono) anche se adesso sarà certamente facile attribuire tutte le
responsabilità di un simile sfacelo all'ideatore di Italia.it vale a
dire l'ex Ministro dell'Innovazione Lucio Stanca, così come sarà
facile invocare, come ha fatto Rutelli spiegando le ragioni della
chiusura, imprevedibili cambi di scenario tecnologico che avrebbero
confuso le carte. Il Ministro ha detto infatti che (ricopio dalla
trascrizione tratta su MillionPortalBay):

    "la modalità con cui oggi si accede alla rete che si è molto
velocizzata, non mi fate citare, sì, fatemi citare Google magari, e mi
fermo qui, rende probabilmente superata l'impostazione che era stata
data negli anni."

Poi al bisogno si potranno scaricare le colpe sulle Regioni che non
hanno certo brillato per collaborazione, o su quelle società del
consorzio che non abbiano saputo onorare i contratti, ma nella
sostanza delle cose la conclusione resta la medesima: il portale
Italia.it andava chiuso. Si trattava di un passo necessario e pur non
condividendo quasi per nulla le ragioni tecnologiche addotte dal
Ministro Rutelli siamo d'accordo con la decisione presa.

Resta il fatto che non c'era bisogno di una commissione d'inchiesta
per capire che il portale turistico italiano era una idea piuttosto
vuota di senso fin dall'inizio e che non lo è improvvisamente
diventata per sopravvenute condizioni tecnologiche avverse: fin dal
2004, fin da quando Stanca affidò a un consorzio fatto da IBM ed altri
soci una simile ciclopica impresa.
E le ragioni di una simile insensatezza erano note a tutti quelli che
avessero in vita loro conosciuto un po' le dinamiche della rete
Internet, si fossero per cinque minuti soffermati ad osservarne
l'architettura, avessero grattato la scorza sottile della enorme e
diffusa ignoranza mista a supponenza che ha acceso in questi anni
migliaia di progetti inutili e senza senso in rete.

Bastava in definitiva tenere a mente l'idea di Internet come di una
immensa palla vuota al centro e riempita di contenuti alle estremità
(la vecchia idea di "world of ends" di Weinberger e Searls) per capire
che la medesima ragione per la quale erano, uno ad uno, finiti tutti i
portali del web (ben prima del 2004), intesi come hub comunicativi dai
quali partire per le proprie navigazioni in rete, avrebbe reso un
simile progetto largamente inutile. Italia.it soffriva poi di una
ulteriore ipotesi gerarchica, quella di proporsi come un hub degli
hub: il posto nel quale non solo raggranellare informazioni turistiche
ma anche trovare informazioni sui voli e sugli alberghi, sui
ristoranti e sugli itinerari per raggiungere una qualsiasi località
del nostro paese. Una scommessa ulteriore del tutto irrealizzabile
all'interno di una rete Internet nella quale la innovazione
tecnologica sulle modalità di condivisione della conoscenza viaggia a
velocità elevatissime. Per immaginare come realizzabile un progetto
del genere si poteva solo essere o inutilmente superbi o sventatamente
stolti: decidete voi a quale delle due categorie apparteneva il
progetto di Lucio Stanca.

Né forse era immaginabile una revisione di un simile progetto
effettuata col senno di poi anche con la collaborazione fattiva della
comunità della rete (ricordate il progetto ritalia.it?): troppe erano
probabilmente le complessità da affrontare.

E pensare che oggi ci sarebbero grandi possibilità per costruire un
nuovo portale turistico italiano, partendo dalle immense potenzialità
di aggregazione dei contenuti turistici che la periferia della rete
ogni giorno produce. Gran parte delle tecnologie che si sono andate
affermando negli ultimi anni in tutto il mondo, dai siti di sharing
fotografico a YouTube, dalle piattaforme di social networking, ai
sistemi di syndacation, sembrano starsene lì in attesa che qualcuno si
decida ad utilizzarle organizzando questo immenso patrimonio di
conoscenze, aggregandole in una forma utile ai turisti ed agli stessi
operatori del turismo.

Esiste ovviamente un prezzo da pagare e su questo si misurerebbe poi
la reale spinta innovativa di un governo che decida di mettersi dentro
un progetto del genere: quello di veder disegnata, nei commenti e
nelle fotografie, nei filmati e nelle descrizioni, una Italia reale ed
aggiornata, per certi tratti bellissima (come questo paese è) e per
altri inguardabile (come questo paese è), certamente lontana dalla
versione patinata che siamo soliti vendere ai turisti in arrivo nelle
nostre terre.

Ho idea che il governo in carica, così come quelli che lo hanno
preceduto, non sarebbero così aperti verso un simile possibile
progetto, che resta in ogni caso l'unica declinazione possibile oggi
di un sito informativo del genere nella Internet dei cittadini.

Massimo Mantellini
Manteblog

da http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2101643


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