[webaccessibile] Web 2.0 OS

Andrea Resmini vector a exea.it
Mer 13 Set 2006 10:55:45 CEST


Andrea,

> Lo stesso Web ha avuto fin dai primordi intenti sociologici. Leggetevi,
> se non lo avete già fatto, "L'architettura del nuovo web" di Tim
> Berners-Lee.

Gli intenti non hanno nulla a che vedere con quello che si ha realmente. 
Se anche B-L avesse esattamente prefigurato il modello di uso ed 
interazione che O'Reilly ha battezzato Web 2.0 (cosa che non ha fatto, 
visto che per fortuna di tutti noi non è anche onnisciente), non vedo 
dove stia il problema nel dargli un nome e discuterne.

> In questa diatriba concordo con Tim in tutto e per tutto, ma capisco
> anche la o'reilly che deve "spingere" un prodotto ( e non è mica da
> sola ).

A me sembra piuttosto che la diatriba sia di fatto inutile per chiunque, 
tranne che per Berners-Lee (che reclama paternità), per O'Reilly e per 
chi studia i macrofenomeni del Web.
Da sempre, quando si studia un fenomeno, si usano formule per 
individuare cambiamenti, tratti distintivi, continuità, etc. Non vedo il 
motivo di queste alzate di scudi, soprattutto da un punto di vista 
professionale. La definizione di Web 2.0 (ma potevano chiamarlo 
'Giovanni') è utile a chi studia il Web, non a chi lo usa, ed è 
perfettamente legittimo che vengano proposte definizioni e nuove 
letture, così come è legittimo che Berners-Lee obietti ed eventualmente 
che qualcuno superi queste distinzioni con nuove interpretazioni.

> Si tratta di marketing e come tale va interpretato.

Come già detto, è ovvio che c'è marketing, ma è anche un tentativo di 
spiegare un nuovo modo di usare il web (ed i dati) che anche se era 
nella mente e negli intenti di Berners-Lee o chiunque altro, non 
esisteva nella realtà dieci anni fa ed è adesso sufficiente maturo da 
essere analizzato.

M2C

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Andrea Resmini
vector a exea.it



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