[webaccessibile] openoffice/staroffice, licenze pa e scuole
Nicola A. Grossi
k2 a larivoluzione.it
Mer 12 Lug 2006 11:10:43 CEST
Livio Mondini ha scritto:
>>per quel codice, quindi se per esempio una PA usa una distribuzione
>>Linux come Ubuntu e qualcuno per colpa del software riesce a rubare
>>migliaia di dati personali non c'è nessuna azienda che ne ha colpa.
>>
>>
>
>Appunto, quello che da ignorante mi sembrava di capire ...
>
>
>
>>Per questo motivo sono nate o si sono convertite una serie di aziende
>>che prendono software open source e di fatto "vendono" le loro
>>garanzie e il loro supporto, tra queste in primis Novell, IBM e SUN
>>che alla fine non fanno prezzi proprio alla mano.
>>
>>
>
>Fanno prezzi uguali se non di più di MS, quindi se le cose restano
>così come sono usare open source significa una cosa tipo: cara pa,
>paghi lo stesso, però invece di pagare MS paghi Novell, IBM e SUN ...
>magra consolazione ...
>
>
Si sta facendo un po' di confusione.
Una cosa sono le licenze software (che, nel caso del software libero,
sono gratuite) e una cosa è invece il rapporto contrattuale che lega
PA committente e azidenda (contratto d'opera, appalto ecc).
Se in una licenza d'uso c'è una clausola di limitazione di
responsabilità (quasi tutte le licenze ce l'hanno, anche quelle
proprietarie),
non è che il prestatore resta senza responsabilità! C'è il codice
civile, ci sono le leggi speciali, ci sono i capitolati!
Non viviamo nella preistoria. :-)
Se una PA utilizza software libero, intanto risparmia sul costo della
licenza.
Poi, ovviamente, paga per l'assistenza, la manutenzione ecc. ma paga chi?
Una multinazionale? Non necessariamente: paga un'azienda italiana o un
piccolo imprenditore italiano.
Così i soldini restano qui, non vanno oltreoceano, e si crea un circolo
virtuoso.
Il nocciolo della questione sta nel costo del passaggio dal proprietario
al libero:
La Direttiva Stanca:
http://www.cyberiade.it/files/direttiva-Stanca-19Dic2003.html
ha un approccio soft (si basa sul value for money).
Il disegno di legge Cortiana Folena aveva (ha?) un approccio meno soft:
ossia la PA deve motivare la non adozione di software libero.
Comunque la si veda, l'importante è non fare confusione.
Saluti,
n.a.g.
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