[webaccessibile] openoffice/staroffice, licenze pa e scuole
Andrea Resmini
vector a exea.it
Mer 12 Lug 2006 10:22:08 CEST
Luca,
> per quel codice, quindi se per esempio una PA usa una distribuzione
> Linux come Ubuntu e qualcuno per colpa del software riesce a rubare
> migliaia di dati personali non c'è nessuna azienda che ne ha colpa.
Questo è tipo tagliare con la sega elettrica la fettina di vitello per
la cena (bell'esempio, ho bisogno di un caffè). C'è qualche grado di
complessità in più, sia da una parte (OSS) che dall'altra (COMM) ed una
sensibile differenza.
Innanzitutto, non succede mai che la colpa non sia di nessuno, se non
per la 'pecorosità' di cui parlava Roberto: casomai non c'è un'azienda,
se il progetto è interno alla PA, ma ci sarà sempre un ente o un ufficio
responsabile.
Se poi per forza ci vogliamo una ditta privata, il discorso finisce qui
ma mi sembra perfettamente illogico e difficilmente sostenibile da
qualsiasi punto di vista.
A Bologna ci sono diversi progetti finanziati dalla UE (Comune,
Università) che coinvolgono l'uso di open source, e per ognuno di essi
esiste un responsabile pubblico, ed in alcuni casi una ditta esterna che
ha contrattualizzato la sua partecipazione come project lead (o come
volete chiamarlo) con piena responsabilità sugli esiti.
Mi sembra che si confondano i due piani della responsabilità dei
risultati prodotti da righe effettive di codice e responsabilità
contrattuali o dovute ad un rapporto di lavoro. Sono due cose diverse e
ci sono qualche centinaio di paper sull'argomento che vanno molto più in
dettaglio di quanto io sia in grado di fare o possa fare in una lista
come WA.
> Per questo motivo sono nate o si sono convertite una serie di aziende
> che prendono software open source e di fatto "vendono" le loro
> garanzie e il loro supporto, tra queste in primis Novell, IBM e SUN
> che alla fine non fanno prezzi proprio alla mano.
Insieme a Novell, IBM e Sun però ci sono anche una quintalata di piccoli
e medi operatori che hanno potuto accedere al mercato grazie al fatto
che l'accesso al codice è libero (si intende a livello mondiale, visto
che l'Italia non brilla per ora particolarmente)
Non dimentichiamo che Internet è open source, tanto per fare una
generalizzazione banale.
> Quindi le cose alla fine sono due: o non si vogliono più garanzie
> "ufficiali" (è scontato che rimane una comunità attiva che mantiene il
> supporto) o si paga comunque una multinazionale.
Ma perché?
Perché come PA non posso pagare i miei servizi IT interni per darmi
garanzie sul deployment di un prodotto OSS o una piccola azienda di
servizi per gestirmi che so le installazioni e le personalizzazioni e
devo andare per forza da IBM?
Ufficiale è diverso da commerciale. Non è che se la garanzia me la
fornisce il Dip. IT dell'Università non ci sono responsabili. A me
sembra che qui si confonda risarcimento dell'eventuale danno (o
possibilità di un rapido scaricabarile manageriale) con responsabilità,
e qui torniamo al discorso fatto con Roberto.
Di fatto, non ci capisce onestamente perché in Germania si possa pagare
SuSE per il supporto Linux (che sarà una multinazionale, ma è tedesca) o
in Spagna costituire il consorzio (sotto la guida della Giunta) per
gestire GnuLinEx senza problemi e senza pensare che alla fine non c'è
garanzia.
Le garanzie non sono sul codice, le garanzie sono sul funzionamento, e
quelle non dipendono dal comprare il software, come implicitamente
sostiene anche Roberto menzionando CTU, causa e quant'altro per arrivare
ad avere una decisione favorevole, con tutti i se ed i ma del caso.
Sempre per la serie 'esempi mai prima del caffè', sarei curioso di
sapere quanti con un guasto alla macchina hanno fatto causa a Ford o a
Nissan (e hanno anche vinto, alla fine) prima di pensare di fare due
chiacchiere con il meccanico e quale avvocato partirebbe lancia in resta
con un'idea simile.
Comunque, siamo decisamente off-topic e continuo a sostenere che o ne
parliamo in privato, o passiamo su altra lista, che Roberto giustamente
ci ha già richiamato.
--
Andrea Resmini
vector a exea.it
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