R3: [webaccessibile] Orizzonti perduti [lungo ma chiaro]
Roberto Castaldo
r.castaldo a iol.it
Lun 17 Apr 2006 16:15:35 CEST
Salve a tutti,
appena tornato dal weekend pasquale ho trovato decine e decine di post
sull'articolo di Bisenzi, però mi pare (forse ho letto con troppa fretta)
che non ci sia stato il tentativo di dissolvere la polvere che è stata
sollevata dall'articolo in questione.
Proverò a rispondere punto per punto:
1 - Sito di Firenze
Enrico:
La homepage del Comune di Firenze costituisce un buon esempio per riflettere
sull'impatto avuto dalla legge (la cosiddetta *Legge Stanca*) che doveva
segnare la svolta nella produzione di siti Web qualita' di tipo pubblico sia
sotto il profilo dell'accessibilita' che dell'usabilita'.
Roberto:
Non si hanno esempi migliori? Un sito vecchio del 2002 è portato ad esempio
del fallimento di una legge operativa dal 23 agosto 2005? Se questo è il
buon giorno...
2 - Risorse ed obiettivi: in questo paragrafo riesco persino a trovare
qualche spunto interessante, nel senso che molte entità che avrebbero dovuto
o almeno potuto uniformarsi in fretta hanno evidenziato di non "volerci
sentire", ma quella che poteva essere una disamina interessante sullo stato
attuale del Web nella PA è diventato solo un futile esercizio di luoghi
comuni... Per esempio:
Enrico:
Di cosa hanno bisogno le persone diversamente abili?
In uno dei tanti sondaggi che periodicamente vengono svolti nel Regno Unito
per cercare di capire cosa realmente le persone diversamente abili hanno
bisogno di trovare (o di non trovare) sul Web emerge che le caratteristiche
che agevolano la navigazione Web sono infatti:
- le alternative testuali e i link significativi (indispensabili per le
persone non vedenti);
- le combinazioni di contrasti di colore efficaci (indispensabili per le
persone ipovedenti);
- l'assenza di oggetti in movimento e di finestre pop-up, pagine accessibili
da tastiera (indispensabili per le persone disabili motorie e che soffrono
di epilessia);
- contenuti chiari, usabili e ben organizzati (esigenza di persone sorde e/o
disabili cognitive).
Le persone diversamente abili possono essere aiutate nelle loro navigazioni
Web cercando di realizzare codice Web standard, suggerendo gli ausili utili
allo scopo, interagendo direttamente con chi realizza il sito al fine di
trovare insieme delle soluzioni che riescono ad abbattere le barriere sul
Web. Qualsiasi sia la strada scelta, in effetti non sono poi molte le
esigenze delle persone diversamente abili e neanche troppo difficili da
soddisfare sotto un profilo tecnico ma allora...
Roberto:
Quindi conseguire l'accessibilità non è difficile, addirittura il tutto è
riassunto (sarebbe riassunto) in quattro punti, uno dei quali esplicitamente
dedicato al contrasto, per il quale si richiederebbe "contrasti di colore
efficaci"... E' però lecito domandarsi cosa questo significhi; cosa
significa per Enrico "contrasti di colore efficaci"? Boh! La cortina
fumogena si inspessisce...
Enrico:
... perche' non e' stata applicata la Legge Stanca ?
...
I requisiti tecnici della Legge Stanca
<http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/DM080705-A.htm> non solo appaiono
criptici a chi non e' specialista del settore ma contengono delle direttive
di difficile, quasi impossibile, interpretazione ed applicazione.
Roberto:
Qual è il problema se le regole sono "criptiche" per chi non ci opera
professionalmente?
Che poi queste regole siano di quasi impossibile interpretazione ed
applicazione è una opinione dell'autore che però avrebbe bisogno di una
qualche verifica, di esempi reali, ed ecco a voi la chicca: l'esempio
eclatante (che riporto integralmente):
Enrico:
Esempio eclatante e' la strada scelta per definire i contrasti di colore
efficaci da adottare su una pagina Web: un algoritmo del W3C (il World Wide
Web Consortium), realizzato su un campione di utenza molto ristretto e non
significativo rispetto alla problematica trattata (utenza di monitor
televisivi e non rappresentante le principali disfunzioni visive) viene
acriticamente adottato per definire quali sono i colori sicuri da adottare.
Provate Voi ad adottare la formula che verifica le differenze di luminosita'
e di colore tra il testo e lo sfondo secondo i seguenti
algoritmi:
1) differenza di luminosita': calcolo della luminosita' dei colori di testo
e di sfondo con la formula: ((Rosso X 299) + (Verde X 587) + (Blu X 114)) /
1000, in cui Rosso, Verde e Blu sono i valori decimali dei colori; il
risultato deve essere non inferiore a 125.
2) differenza di colore: calcolo della differenza di colore con la
formula[Max (Rosso1, Rosso2) - Min (Rosso1, Rosso2)] + [Max (Verde1,
Verde2) - Min (Verde1, Verde2)] + [Max (Blu1, Blu2) — Min (Blu1, Blu2)], in
cui Rosso, Verde e Blu sono i valori decimali dei colori e Max e Min il
valore massimo e minimo tra i due presi in considerazione; il risultato deve
essere non inferiore a 500.
Fatelo senza avere a disposizione nessun validatore ufficiale che
automatizzi il procedimento per poi scoprire dalla comunita' scientifica
nazionale ed internazionale che il suddetto algoritmo non vale nulla e che
in effetti vi costringe a bocciare sulla vostra pagina Web dei contrasti che
ad occhio vi sembravano efficaci e ne promuove altri che sempre
apparentemente sembrano tuttaltro che utili per l'utenza ipovedente.
Infatti gli algoritmi proposti dalle espressioni matematiche di cui sopra
tendono – quantunque erroneamente – a ricercare un'impossibile soluzione
ottimale per tutti i difetti di vista, quando e' arcinoto il fatto che le
persone con difetti di vista ed ipovedenti hanno esigenze tanto articolare
chealcuni siti specializzati in materia - il portale dell'Inail Superabile
<http://www.superabile.it> o l'Ospedale di Cefalu'
<http://www.hsrgiglio.it/it/accessibile/index.jsp> - offrono opportunamente
diverse scelte di contrasto.
Roberto:
Cosa? Provate voi ad adottare la formula e a fare i calcoli a mano? Provate
a farlo SENZA uno strumento per farlo "in automatico"? E perché mai? Per
aggiungere difficoltà ad uno dei passaggi più semplici? Incredibile,
incredibile davvero, ma non ci si ferma qui!
Perché l'algoritmo sarebbe inefficace? Perché " vi costringe a bocciare
sulla vostra pagina Web dei contrasti che ad occhio vi sembravano efficaci e
ne promuove altri che sempre apparentemente sembrano tuttaltro che utili per
l'utenza ipovedente"; qui si raggiunge l'orgasmo della confusione: come si
fa a fidarsi del proprio occhio per "bocciare" contrasti che sembrano
efficaci o meno? Il problema è proprio che stiamo parlando di percezione,
cioè di qualcosa che è fortemente basato sul soggetto che sta osservando una
combinazione di colori, e ciascuno di noi può avere diverse percezioni della
stessa coppia sfondo-primo piano. E allora?
Allora giustamente si afferma che non esistono soluzioni ottimali per tutti
i deficit visivi, ma come può mai pensare l'autore dell'articolo che le
alternative (quattro o cinque) proposte dall'ospedale di Cefalù o da
Superabile bastino a dare soluzioni per tutti? Altra polvere.
Se è vero che la soluzione per tutti non esiste, è altrettanto vero che
l'algoritmo del W3C è stato fino ad oggi ritenuto il miglior compromesso
(non la migliore soluzione per tutti, ma il miglior compromesso) per
garantire che una pagina Web contenga contrasti proponibili e tutto sommato
accettabili alla maggioranza degli utenti; questo non significa mica che non
esistano altri approcci, per cui a me sta benissimo anche l'approccio di
superabile o dell'ospedale di Cefalù, ANCHE non soltanto. A dimostrazione
della dinamicità della questione c'è certamente il lavoro interessante che
si sta impostando su http://www.contrastocolori.org/, dove viene anche
ripreso proprio il metodo che noi in WCAG stiamo portando avanti su questo
argomento, grazie al nuovo algoritmo di Gez Lemon.
Ecco la differenza fra la polvere e la sostanza; l'autore dell'articolo
spende tutte le sue parole per smontare, e per di più non vi riesce! Altrove
invece si lavora e si cerca di dare alla comunità delle soluzioni migliori,
altro che chiacchere!
Ma enrico non si ferma qui... Ecco infatti che arrivano i velati insulti e
le accuse di...
3 - Inadeguatezza tecnica
Enrico:
Se chi ha fatto la legge ha avuto il merito di affrontare il problema chi ha
poi dettagliato tecnicamente l'applicazione della Legge non e'
stato sicuramente all'altezza della situazione.
Roberto:
Questo è un vero colpo di fioretto, ma l'autore conosce la composizione del
gruppo di lavoro che ha redatto i 22 requisiti???
Enrico:
Gli enti che se ne sono occupati devono sicuramente qualche giustificazione
per questo stato di cose: non solo in merito ai bizzarri requisiti tecnici
delineati ma anche alla mancanza di validatori automatici che potevano
essere realizzati con poco sforzo e venire incontro alle esigenze operative
di chi con il Web ci lavora (vedi caso algoritmo dei colori sopracitato).
Roberto:
Intanto per l'algoritmo dei colori sopracitato ci sono già fior di
validatori, basta documentarsi.
Per tutti gli altri requisiti esiste già da tempo la barra
dell'accessibilità per IE ed altre toolbar per altri browser, come mai
Enrico mostra di non conoscere nulla di tutto questo? Sbaglierò, ma la prima
cosa che viene in mente è la malafede!
Enrico:
Ma che dire della mancanza di esempi ed indicazioni pratiche che sul sito
specificatemente creato per questo (www.pubbliaccesso.gov.it)?
Roberto:
Pubbliaccesso è stato creato apposta per questo? Siamo al ridicolo
purtroppo... Ma mica finisce qui.
Enrico
Nella famosa mailing list Webaccessibile
<http://itlists.org/mailman/listinfo/webaccessibile/> risuona nel vuoto
l'appello di un partecipante che chiede quale possa essere considerato un
sito Web della PA conforme alla legge Stanca eccetto che per l'esempio
portato (non si sa quanto a ragion veduta) del Comune di Sala Consilina...:
Roberto:
Che signorilità, che classe! Non si sa quanto a ragion veduta? E' capace
l'autore di spiegare cosa significa? Si vuol discutere di questo, allora lo
si faccia con esempi concreti, con qualche problema effettivamente
riscontrato... Ma no, sarebbe carne a cuocere, qui c'è solo fumo!
E' questo il salto tecnico e culturale auspicato dall'autore? E' questo il
modo di parlare di accessibilità portando valori e contributi seri?
Solo fumo purtroppo, e la cosa è particolarmente triste se si legge la
scheda dell'autore in calce all'articolo; sono questi gli argomenti, è
quindi questo il livello di chi fa formazione nelle università italiane?
Evidentemente non ha senso far di tutta l'erba un fascio, esistono centri
accademici in cui si sta INIZIANDO ad approcciare l'argomento accessibilità
con serietà e cognizione di causa, anche e soprattutto grazie alla Legge
Stanca, ma se le cose stanno così (e l'articolo ne è triste testimonianza)
la Legge Stanca avrà tempi di applicazione molto più lunghi del previsto, ma
non certo per colpa di chi ha dettagliato i 22 requisiti.
Ciao, Roberto
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