R: [webaccessibile] Orizzonti perduti

Roberto Castaldo r.castaldo a iol.it
Gio 13 Apr 2006 11:09:42 CEST


Un gran concentrato di inesattezze (è quasi Pasqua, non voglio infierire!!!)
concettuali e techiche, pochissimi spunti interessanti mortificati da un bel
po' di banalità e da gratuito spirito distruttivo (non li chiamo insulti
sempre perché è quasi Pasqua). 

Un ottimo esempio di orizzonti perduti e di sconfitta culturale, non c'è
altro da dire.

Però forse, leggendo l'ultimissima riga del post si inizia a capire anche il
perché di quest'articolo... 

Complimentoni e buona Pasqua :-)

Roberto Castaldo


 
-----Messaggio originale-----
Da: webaccessibile-bounces a itlists.org
[mailto:webaccessibile-bounces a itlists.org] Per conto di e-bisenzi
Inviato: giovedì 13 aprile 2006 6.44
A: webaccessibile a itlists.org
Oggetto: [webaccessibile] Orizzonti perduti

La legge Stanca vista da Firenze.

La homepage del Comune di Firenze <http://www.comune.firenze.it/> e' un raro
ed efficace esempio di inaccessibilita' ed offre lo spunto per riflettere
sull'impatto avuto dalla Legge Stanca. Le tre vie verso l'accessibilita' Web
- ausili, codice standard ed interazione con l'utenza finale - sono
illustrate per continuare a sperimentare l'accesso universale
all'informazione su Web.

Articolo pubblicato su ilsecolodellarete.it <http://tinyurl.com/eturo>.


Un esempio da non seguire

La homepage del Comune di Firenze costituisce un buon esempio per riflettere
sull'impatto avuto dalla legge (la cosiddetta *Legge Stanca*) che doveva
segnare la svolta nella produzione di siti Web qualita' di tipo pubblico sia
sotto il profilo dell'accessibilita' che dell'usabilita'.

Senza farne un'analisi troppo tecnica e' sufficiente esemplificare alcuni
particolari per dimostrare che la sua applicazione, nel caso considerato si
e' rivelata un totale insuccesso.

Tanto per cominciare, la pagina di ingresso al portale Web di una fra le
citta' piu' famose del mondo anche per i suoi esempi di arte e civilta' 
e' rappresentata da una pagina fatta a cornici (frame) senza alternative
testuali.
E gli stessi singoli frame contengono oggetti al proprio interno che non
hanno alternative testuali, compreso per la sezione dedicata ai Cittadini
con disabilita'!?!.

Per i non-addetti ai lavori dell'accessibilita' Web e' sufficiente ricordare
che le alternative testuali sono fondamentali per le persone non vedenti le
quali necessitano di etichette testuali per poter interpretare (tramite
sintetizzatore audio o barra braille) quanto rappresentato a schermo. Gli
esempi potrebbero continuare con la disamina tecnica degli ostacoli per le
persone diversamente abili presenti su www.comune.firenze.it ma e' piu'
importante sottolineare perche' l'impatto della Legge Stanca sia stato
vicino allo zero e riflettere sulle ragioni di questo clamoroso insuccesso.

Risorse ed obiettivi

Le analisi sull'accessibilita' Web di un qualsiasi sito suonano sempre come
impietose per il Webmaster che le deve subire, ma ad onor del vero
- e per chi con il Web e' abituato a lavorarci e non solo a disquisirci
accademicamente - bisogna ricordare come un prodotto (anche Web) e' 
sempre il risultato di una mediazione fra gli obiettivi del lavoro e le
risorse messe a disposizione per il medesimo. Non esistono quindi siti Web
fatti bene o male in assoluto ma esistono siti Web fatti al meglio o al
peggio delle risorse a disposizione (anche sotto il profilo
dell'accessibilita' Web).

Questa osservazione forse spiega come mai non siano state adottate da quasi
nessun ente pubblico, o di pubblica utilita', i riferimenti tecnici della
Legge Stanca.
Addirittura neanche gli stessi partiti politici che hanno sostenuto la Legge
Stanca si sentono in dovere di adottarla, nessun partito lo fa, neanche
Forza Italia che ospita al suo interno una dichiarazione di accessibiita'
<http://www.forza-italia.it/accessibile.htm> che non ha nulla a che vedere
con gli standard normativi italiani...

''Il portale del Movimento Politico Forza Italia e' stato progettato in modo
da essere il piu' possibile conforme agli standard del consorzio W3C. La
compatibilita' e' garantita con i browsers Netscape 6, Internet Explorer 5,
Mozilla 1.5, Opera o superiori.''

Anche la Margherita Online, che, viceversa, si preoccupa di realizzare una
versione accessibile del proprio sito
<http://www.margheritaonline.it/wai>utilizza al suo interno alcune scritte
rappresentate da banner grafici e non ingrandibili con le normali ozpioni
dei browser piu' difusi (esigenza delle persone
ipovedenti) mentre alcuni link che si aprono in nuove finestre rappresentano
un ostacolo per le tecnologie assistive usate dai diversamente abili.

Insomma, gli stessi attori politici che da destra e da manca si sono spesi a
gran voce sull'accessibilita' Web, non solo non recepiscono gli standard
tanto faticosamente delineati ma neanche sono in grado di andare incontro
alle esigenze base delle persone diversamente abili che vogliono accedere
all'informazione sul Web.

Di cosa hanno bisogno le persone diversamente abili?

Forse qualche domanda facevano bene a porsela anche i legislatori, come
invece se le pone il mondo anglosassone, ricco di casi di eccellenza (a
cominciare dal portale della BBC <http://www.bbc.co.uk/accessibility/>).

In uno dei tanti sondaggi che periodicamente vengono svolti nel Regno Unito
per cercare di capire cosa realmente le persone diversamente abili hanno
bisogno di trovare (o di non trovare) sul Web emerge che le caratteristiche
che agevolano la navigazione Web sono infatti:

- le alternative testuali e i link significativi (indispensabili per le
persone non vedenti);
- le combinazioni di contrasti di colore efficaci (indispensabili per le
persone ipovedenti);
- l'assenza di oggetti in movimento e di finestre pop-up, pagine accessibili
da tastiera (indispensabili per le persone disabili motorie e che soffrono
di epilessia);
- contenuti chiari, usabili e ben organizzati (esigenza di persone sorde e/o
disabili cognitive).

Le persone diversamente abili possono essere aiutate nelle loro navigazioni
Web cercando di realizzare codice Web standard, suggerendo gli ausili utili
allo scopo, interagendo direttamente con chi realizza il sito al fine di
trovare insieme delle soluzioni che riescono ad abbattere le barriere sul
Web. Qualsiasi sia la strada scelta, in effetti non sono poi molte le
esigenze delle persone diversamente abili e neanche troppo difficili da
soddisfare sotto un profilo tecnico ma allora...

... perche' non e' stata applicata la Legge Stanca ?

Anche alla luce delle precedenti riflessioni la domanda sorge spontanea: 
perche' investire cosi' tanto politicamente e mediaticamente su una legge,
su una problematica cosi' importante, per poi invece scoprire che la stessa
Legge e la stessa iniziativa politica non hanno prodotto alcun beneficio di
tipo pratico? Come puo' accadere che non se ne vedano gli effeti nemmeno su
quei portali che dovrebbero essere casi di eccellenza?

I requisiti tecnici della Legge Stanca
<http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/DM080705-A.htm> non solo appaiono
criptici a chi non e' specialista del settore ma contengono delle direttive
di difficile, quasi impossibile, interpretazione ed applicazione.

Esempio eclatante e' la strada scelta per definire i contrasti di colore
efficaci da adottare su una pagina Web: un algoritmo del W3C (il World Wide
Web Consortium), realizzato su un campione di utenza molto ristretto e non
significativo rispetto alla problematica trattata (utenza di monitor
televisivi e non rappresentante le principali disfunzioni visive) viene
acriticamente adottato per definire quali sono i colori sicuri da adottare.

Provate Voi ad adottare la formula che verifica le differenze di luminosita'
e di colore tra il testo e lo sfondo secondo i seguenti
algoritmi:

1) differenza di luminosita': calcolo della luminosita' dei colori di testo
e di sfondo con la formula: ((Rosso X 299) + (Verde X 587) + (Blu X 114)) /
1000, in cui Rosso, Verde e Blu sono i valori decimali dei colori; il
risultato deve essere non inferiore a 125.

2) differenza di colore: calcolo della differenza di colore con la
formula[Max (Rosso1, Rosso2) - Min (Rosso1, Rosso2)] + [Max (Verde1,
Verde2) - Min (Verde1, Verde2)] + [Max (Blu1, Blu2) — Min (Blu1, Blu2)], in
cui Rosso, Verde e Blu sono i valori decimali dei colori e Max e Min il
valore massimo e minimo tra i due presi in considerazione; il risultato deve
essere non inferiore a 500.

Fatelo senza avere a disposizione nessun validatore ufficiale che
automatizzi il procedimento per poi scoprire dalla comunita' scientifica
nazionale ed internazionale che il suddetto algoritmo non vale nulla e che
in effetti vi costringe a bocciare sulla vostra pagina Web dei contrasti che
ad occhio vi sembravano efficaci e ne promuove altri che sempre
apparentemente sembrano tuttaltro che utili per l'utenza ipovedente.

Infatti gli algoritmi proposti dalle espressioni matematiche di cui sopra
tendono – quantunque erroneamente – a ricercare un'impossibile soluzione
ottimale per tutti i difetti di vista, quando e' arcinoto il fatto che le
persone con difetti di vista ed ipovedenti hanno esigenze tanto articolare
chealcuni siti specializzati in materia - il portale dell'Inail Superabile
<http://www.superabile.it> o l'Ospedale di Cefalu' 
<http://www.hsrgiglio.it/it/accessibile/index.jsp> - offrono opportunamente
diverse scelte di contrasto.

Completano il quadro - infelice - di questi esempi l'adozione di standard e
grammatiche formali molto esigenti ed inutili a fini pratici, nonche'
definizioni molto ambigue che lasciano spazio all'interpretazione su aspetti
importanti quali il ridimensionamento di caratteri e dello schermo.

Inadeguatezza tecnica

Se chi ha fatto la legge ha avuto il merito di affrontare il problema chi ha
poi dettagliato tecnicamente l'applicazione della Legge non e' 
stato sicuramente all'altezza della situazione.

Gli enti che se ne sono occupati devono sicuramente qualche giustificazione
per questo stato di cose: non solo in merito ai bizzarri requisiti tecnici
delineati ma anche alla mancanza di validatori automatici che potevano
essere realizzati con poco sforzo e venire incontro alle esigenze operative
di chi con il Web ci lavora (vedi caso algoritmo dei colori sopracitato).
Ma che dire della mancanza di esempi ed indicazioni pratiche che sul sito
specificatemente creato per questo (www.pubbliaccesso.gov.it)? 
Eppure essi potevano essere realizzati con pochissimo sforzo e rendere cosi'
la vita un po' meno difficile a chi si poneva il problema di realizzare siti
Web accessibili a norma.

Non e' stato fatto, eppure nel sito viene segnalato il Portale dell'Arma dei
Carabinieri come primo caso di applicazione della Legge Stanca... ma senza
spiegare come possono piu' scorciatoie da tastiera con lo stesso contenuto
puntare a pagine diverse (tanto per restare nel campo degli esempi...).

Orizzonti (economici) perduti

Il risultato di queste politiche e' sotto gli occhi tutti: quasi nessuno
decide di adottare la normativa italiana sull'accessibilita' Web perche' 
costa troppo cercare di capire cosa applicare e come. In mancanza di
indicazioni chiare, in assenza di strumenti e manualistica di supporto si
decide nella migliore delle ipotesi di fare delle versioni accessibili fra
mille difficolta' e sprechi di risorse umane ed economiche - al fine di
cercare di soddisfare requisiti tecnici ne' 
chiari ne' utili ai fini pratici.

Nella famosa mailing list Webaccessibile
<http://itlists.org/mailman/listinfo/webaccessibile/> risuona nel vuoto
l'appello di un partecipante che chiede quale possa essere considerato un
sito Web della PA conforme alla legge Stanca eccetto che per l'esempio
portato (non si sa quanto a ragion veduta) del Comune di Sala
Consilina...: allo stato attuale e' innegabile che la stragande maggior
parte dei siti Italiani della Pubblica Amministrazione e di pubblica
utilita' rinuncia ad adottare la Legge Stanca e quello che poteva essere un
occasione di lavoro per molti si traduce in un costo.

Sconfitta culturale

Ma non e' il flop economico l'aspetto piu' negativo dell'intera vicenda.
Indicando poche ma indispensabili linee guida per rendere i siti accessibili
si poteva migliorare per tutti la qualita' dei siti Web. 
Grazie all'esigenza delle persone diversamente abili si potevano rendere i
nostri siti maggiormente visibili ai motori di ricerca, aumentarne
l'usabilita' e la rintracciabilita', renderli piu' facili da utilizzare.

In poche parole si poteva scoprire come abbattere delle barriere per
qualcuno voleva significare rendere la vita migliore a tutti (un po' 
come e' successo per l'abbattimento delle brarriere architettoniche – dove
avvenuto – nella vita reale).

La maggiore partecipazione persone diversamente abili consentita
dall'abbattimento di queste bariere avrebbe arricchito la nostra
quotidianita' anche sul Web.

Non e' stato cosi' e le esigenze della persona diversamente abile sono state
vissute come l'ennesimo problema da gestire per chi doveva porsi il problema
a titolo professionale.

Dalle ceneri ancora calde di questa pesante sconfitta culturale sara' 
possibile affrontare domani questa problematica in termini diversi?

P.S.
Qualora le analisi dei siti Web in oggetto non corrispondano all'attuale
esposizione grafica degli stessi siti si invita a prendere in considerazione
per la verifica della correttezza scientifica delle tesi esposte il noto
portale internazionale denominato WayBackMachine
<http://www.archive.org/web/web.php> che tiene in memoria le versioni datate
delle principali pagine Web pubblicate su Internet.

-- 

Corsi e consulenze per Web accessibile e Top-Ranking
<http://www.infoaccessibile.com>








Maggiori informazioni sulla lista webaccessibile