R: R: [webaccessibile] Domanda

Matteo Balocco Gmail matteo.balocco a gmail.com
Lun 21 Feb 2005 18:07:00 CET


Roberto C. (per distinguerti da S. e E.)...
Un'applicazione accessibile è sicuramente un passo avanti. Ma non per 
tutti. Lo è per chi fino a quel momento non ha avuto accesso a 
quell'applicazione.
Non lo dico io. Lo dice la storia. L'attenzione sull'accessibilità è una 
conquista del secolo scorso, e neanche di tutto il secolo scorso, solo 
degli ultimi decenni. Eppure la scienza è progredita.
Non solo è progredita (in un mondo inaccessibile)  grazie anche a gente 
come Stephen Hawking.
Non fraintendiamo. Vedo un rischio in questa discussione. Che si 
consideri la mia affermazione come di scarsa attenzione al tema 
dell'accessibilità o addirittura "blasfema", soprattutto in questa lista.
Non è così, per quel che può valere, se volete crederlo.
Eppure ritengo inadeguato, se mi consenti, dire che l'accessibilità sia 
un passo avanti per tutti.
Forse però stiamo ragionando su diversi livelli e allora si capisce il 
senso della discussione. Io mi riferisco a un livello assoluto di 
risultati. Forse invece tu ti riferisci a un livello di qualità media 
(più persone accedono alle stesse informazioni).  Se è così sono 
d'accordo. E' vero, c'è un passo avanti medio generale...

Però...
Continuo a dire, preferisco avere un tool (inaccessibile) in più per 
l'esplorazione, il retrieving, la creazione dei contenuti piuttosto che 
uno in meno in un'applicazione totalmente accessibile ma limitata sul 
fronte dell'usabilità. Anche nelle PA. (Poi la legge magari mi dà torto, 
vabbè, ma è un altro discorso)
Per intenderci piuttosto trovo aberrante (e qui lo scontro si fa ancora 
più duro e se vogliamo ideologico) che in un mondo dove esistono XML e 
XSLT si possa ancora pensare che il "sito parallelo" sia un abominio 
incontrollabile, non aggiornato ecc... La fonte dati è la stessa, la 
presentazione no. Dove sta il problema? Boh!

Per quel che riguarda quello che dice Scano: Non esiste il normoutente.
Ok non esiste. Sono d'accordo, ho sbagliato. Credo che il discorso nel 
suo complesso non cambi di una virgola.

>Roberto:
>Forse un disabile potrebbe avere qualcosa da dire se non usa la stessa
>applicazione che usi tu, ci avevi pensato?
>  
>
No, non credo.
Perchè dovrebbe avere qualcosa da dire se non usa la stessa applicazione 
che uso io? Può guidare senza problemi la stessa automobile che posso 
guidare io?
Perchè dovrebbe usare la "stessa applicazione" che uso io?
Non dovrebbe piuttosto poter accedere agli "stessi contenuti" cui accedo 
io, indifferentemente dal tipo di applicazione?
Poi la possibilità/capacità di elaborazione/uso di questi dati prescinde 
dalla loro accessibilità.

>E poi che vuol dire "il massimo della tecnologia"? Anzi, no... non dirmelo,
>altrimenti iniziamo a fare discussioni inutili sul significato
>(soggettivissimo) di parole come "tecnologia", "massimo"... Completamente
>sterile.
>  
>
OK, ma credo di averti già risposto sopra, all'inizio.

>Se vogliamo parlare di cosa significhi "accessibile" rispetto a "non
>accessibile", ancora ancora mi ci voglio mettere, ma ne abbiamo parlato
>talmente tanto su questa lista...
>
>Ciao, Roberto
>  
>
Idem come sopra.

Ciao
Matteo





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