[webaccessibile] Re: BARDI WEB AWARDS
GIANLUCA TROIANI
gianluca.troiani a gmail.com
Lun 8 Ago 2005 09:52:01 CEST
Voglio citare un paio di esempi:
1. www.comune.torino.it : lavoro di qualche tempo fa, della legge
neppure l'ombra, in cui s'è cercato di ottenere maggiore accessibilità
conservando la *grafica originale*
2. www.afctorino.it : sito _a mio avviso_ AA in cui s'è conservata la
*grafica originale*.
Cito questi due *perfettibili* esempi per evidenziare come non sia
vero che i siti accessibili siano tutti uguali.
On 8/7/05, Alessio Cartocci <alessio a terrafertile.com> wrote:
> Matteo:
> Probabilmente in questo, Alessio, gioca molto il fatto che gli
> sviluppatori di sito accessibili, di norma, non sono grafici, nè
> designers. Sono buoni tecnici ma niente più. La fantasia è altrove. Punto.
>
> Alessio:
> Infatti occorre trovare un difficile, ma non impossibile, punto d'incontro.
> Un progetto, quando non affidato ad un "one man site", dovrebbe basarsi
> su un team fatto proprio di competenze differenziate. Solitamente la
> logica è dei progettisti e dei programmatrori, l'approccio figurativo è
> del grafico.
> Ma dietro ci dovrà pur essere uno studio preliminare che definisce
> l'obiettivo comunicazionale, le tipologie di interfaccia, il grado di
> usabilità ed accessibilità da raggiungere, etc. A dire il vero ci
> dovrebbero essere riferimenti sin dai documenti di gara.
>
> Matteo:
> Oppure smentiscimi con qualche esempio, fammi capire in cosa questi siti
> sono davvero diversi:
> http://www.net4u.it/cmvm/
> http://www.hsrgiglio.it/it/accessibile/
> http://webaccessibile.org/
> Sarò "gnugno", come dice mio figlio, ma io grosse differenze non ne
> vedo. Capiscimi, parlo di interfaccia. Non ho un emozione indotta dal
> design, dai colori, dall'insieme..
>
> Alessio:
> Beh, hai citato degli esempi particolari che probabilmente non si
> prefiggono di veicolare la comunicazione principalmente attraverso la
> grafica, quanto invece attraverso chiarezza, visibilità e
> raggiungibilità dei contenuti (cosa da cui comunque non possiamo
> prescindere).
> Per rimanere su domini italiani, provo a citare al volo esempi
> diversissimi per diversi obiettivi e tipologie realizzative:
>
> * http://www.yahoo.it
> lasciamo stare il codice "sporco" ed altre cose (ridimensioni il
> font e si ridimensiona la pagina...); ovviamente il loro obiettivo
> non era l'accessibilità. Però con qualche buon ritocco essa
> potrebbe essere raggiunta; questa è la dimostrazione di come un
> grande portale internazionale possa non solo "rifarsi il trucco",
> ma anche pensare ad un layout versatile e addirittura
> retrocompatibile: lato server viene gestito lo switching su una
> pressocché identica versione a tabelle quando il browser è NN4 o
> IE4, salvaguardando quindi proprio la grafica originale.
> * http://www.regione.piemonte.it
> a parte i banner "ottimizzato per..." a fondo pagina, questo è un
> portale istituzionale che a una visione d'insieme pare piuttosto
> sobrio ed elegante (anche se magari il font è un po' piccolo).
> * http://www.claudiobisio.it
> sito che ha cura della veste grafica ma nel contempo è
> semanticamente strutturato (immagino che Bisio non lo abbia
> chiesto esplicitamente, ma tutto può essere...).
> * http://www.contrastocolori.org
> e già, torniamo in un certo senso a "casa"... l'argomento è
> importante ed il sito è per me molto gradevole da vedere.
>
> Già... per me; è pur vero che è una cosa soggettiva.
> Ma allora parlando di emozioni andiamo a finire dalle parti
> dell'interattività, della percezione vera e propria. E là sono dolori
> per tutti, non solo per i prodotti "accessibili".
> Qualche giorno fa si faceva riferimento al sito di J.K.Rowling
> (http://www.jkrowling.com). Ora, non ho assolutamente intenzione di
> riaprire una diatriba riguardo l'accessibilità di Flash, però occorre
> fare una riflessione su come uno "storyboard" vero e proprio (tipico di
> chi fa esclusivamente entertainment) possa sposarsi con una politica di
> accessibilità; è ovvio che un sito di grande impatto visivo come quello
> sopra citato, con la scrivania e gli oggetti dinamici sia difficile (e
> direi anche inutile) da riproporre maniacalmente in una versione xhtml.
> E infatti si è scelto di realizzare una doppia versione.
>
> Matteo:
> Finisco su queste pagine e dico, "toh ecco un sedicente sito
> accessibile" (incredibile come si riconoscano al volo, no?)
> Ma credo che sia davvero ora di una svolta sia nelle nostre discussioni
> sia nel modo di pensare ai siti.
> Mi sono riferito al progetto grafico non a caso. Perché è quello che
> discrimina agli occhi della committenza.
>
> Alessio:
> Sai perché spesso li riconosci? Perché probabilmente è il modo di
> pensare l'interfaccia o il layout che è mono-tono.
> Ma non è che andava tanto meglio coi siti scritti in html 3.2 o 4.0 e
> fatti a tabelle... quante volte poi abbiamo visto pagine tutte uguali,
> con il solito frame per la testata, l'altro per la colonna sinistra e il
> più grandicello per i contenuti? E oggi quanti layout tableless cercano
> di emulare i frames?
> Quindi la crisi "progettualmente creativa" c'era già prima delle wcag o
> della legge Stanca... altrimenti potremmo dire che è colpa dell'xhtml
> così come la recessione italiana è colpa dell'euro... ;)
> Parlando apertamente; per quanto mi riguarda cerco di dare grande valore
> anche all'aspetto estetico: però un progetto che faccia largo uso di
> immagini ed elementi multimediali, preveda "skin" e colori diversi ed in
> più sia accessibile non è affatto uno scherzo.
>
> Matteo:
> E' piuttosto un contentino che si dà a chi non lo è. A chi magari
> preferisce avere un contrasto colore p-fansy. E tanti altri sfizi magari
> comodissimi ma sconsigliati prima dalle wcag e poi dalla Stanca, la cui
> integrazione in un unico sito costa uno sproposito in termini di
> progettazione e realizzazione.
>
> Alessio:
> Se parliamo di "p-fansy" dovremmo lasciar perdere qualsiasi tentativo di
> integrazione perché andremmo anche a parlare di problemi di usabilità, e
> questa è una cosa che riguarda *tutti* i naviganti.
> Uno sproposito? Di solito sono i progetti sbagliati (e nelle PA il
> rischio è più elevato) che costano o finiscono per costare uno
> sproposito. Se si fanno delle riflessioni intelligenti prima di partire
> vedrai che i costi si possono ridimensionare.
>
> Matteo:
> una vita reale in cui chi più può più vuole. Sottolineo, in cui chi più
> può più vuole. Non è cinismo. Non è nemmeno mercato. Anche se ormai
> anche le PA debbono fare in certi casi dei ragionamenti più aziendali e
> di marketing che altro.
> Alessio, non ho detto che bisogna condividerlo, basta solo capirlo.
>
> Alessio:
> Bisogna vedere quanto questo "volere" porti a sacrificare scelte
> corrette in termini di accessibilità. Il cliente andrebbe condotto alla
> convinzione con i fatti, non convinto a forza (per esempio, parlando di
> P.A., sventolando *solo* il rispetto della legge).
> E i fatti non sono sempre così utopici, a meno che il Comune di XY non
> chieda un interfaccia in stile 2advanced.com...
>
>
> Buonanotte.
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