[webaccessibile] Anche il server è inutile (da solo)

Maurizio Boscarol maurizio a usabile.it
Mar 16 Mar 2004 17:09:43 CET


> Michele:
> Appunto. Nell'esempio tratto dalla mia esperienza, non si è voluto (o
> potuto) investire risorse di tempo e danaro sufficienti a modificare,
> non solo i pezzi di codice responsabili della non conformità presente, ma
le
> procedure necessarie a generare un codice "virtuoso" in futuro. E' un
> problema di tempo, danaro e formazione.

Come sempre, il problema non è "se si può", ma "quanto costa"... ;-)


> Michele:
>Il fatto è che, se
> anche tu adoperi correttamente gli standard web per la parte di lavoro
> che ti compete, poi quella parte rischia di venire stravolta, quando
> il codice prodotto passa in altre mani. E' giusto che ognuno faccia
> del proprio meglio nell'ambito che gli compete, ma ha poco senso
> sbandierare la validità del codice che si produce, quando poi
> questo, passato in altre mani, rischia di diventare tutt'altra cosa,
> di non produrre vantaggio alcuno, di non essere compreso nella sua
> "pulizia formale".

No, un momento: a me che importa (se non affettivamente) se io produco
codice valido che gli altri rovinano? Io ho fatto quanto mi viene richiesto
secondo criteri che mi sono stati richiesti. Non sbandiero nulla: faccio un
accordo con un cliente. Il cliente mi chiede tot, e tot comprende dei
criteri: io produco tot con quei criteri. A me non viene richiesto che il
lavoro finale residente sul server abbia certi requisiti, perché se mi viene
richiesto io spiego che quel lavoro è il risultato di diverse fasi, di cui
molte fuori dal mio controllo.

Forse è il mio background a farmi vedere le cose da questo punto di vista.
Quando faccio qualche analisi o qualche test di usabilità, non mi aspetto
che i risultati vengano implementati, per molti motivi: ma ciò non mi
autorizza a non fare l'analisi o a condurre i test nel modo migliore.
L'implementezione spetta (con il mio aiuto, se lo vuole) al cliente. Il
fatto che poi il cliente ignori i risultati delle analisi e metta online un
sito peggiore di quanto potrebbe, è una sua libera scelta. Potrebbe essere
che le modifiche gli richiedano troppo tempo, e dunque un costo troppo alto.
O che, molto più frequentemente, i test o le analisi siano stati richiesti
non per migliorare il sito, ma per avere argomenti di "lotta" fra reparti e
gruppi di lavoro. Io non sono tenuto a saperlo se il cliente non me lo dice.

Allo stesso modo considero la produzione di codice valido, xhtml o css che
sia. Una parte del lavoro, che poi va in mano ad un'altro. Non considero di
essere l'unico, né il più importante, nel flusso di lavoro. Non sto dicendo
che tu lo pensi, naturalmente.


> Insomma, il senso generale dell'articolo mi sembra essere quello di
> un invito a non lavorare per compartimenti stagni, ma a mediare tra le
> varie esigenze in gioco.

Ripeto: è un'ovvietà. E' sempre stato così, anche prima dell'emergere degli
standard web. Pensare che qualcuno possa non vederla così, equivale a dargli
del dilettante. Anche se magari l'intento dell'articolo non era quello.


> In particolare, mi ha divertito l'identikit del propagandatore di
> standard (tra i quali, tutto sommato, dovrei annoverarmi anch'io,
> anche se non ho scritto un libro di recente):
>
> * ha appena scritto un libro che parla di standard web
> * si propone per una consulenza sull'adozione degli standard web
> * si offre di convertire il vostro sito (brutto, retrò, sbagliato), in uno
migliore (bello, standard, accessibile)
> * ha partecipato alla stesura di uno standard web
> * ha un sito di poche pagine (e purtroppo solo quello), realizzato in modo
conforme agli standard, e lo usa come pretesto per diffondere il verbo degli
standard web

Le ho tutte, ma non l'ultima: non uso il sito come pretesto per diffondere
il verbo degli standard. Preferisco diffondere il verbo dell'usabilità.
Certo, considero gli standard una cosa buona, per motivi anche un po'
diversi da quelli della maggioranza qui, ma non indispensabile. Sono ben
conscio che esistono cose più importanti.

Detto questo, sostengo che sarebbe del tutto legittimo avere tutti i
requisiti di cui sopra, senza per questo pensare di lavorare per
scompartimenti stagni e senza considerarsi migliori di altri.

Il ragionamento dell'articolo mi pare essere: siccome il portiere da solo
non basta per vincere le partite, ricordiamoci che bisogna stare attenti ai
movimenti di squadra e ai collegamenti fra i reparti. E per rafforzare la
tesi cominici a prendere in giro lo stereotipo del portiere (è spilungone; è
un po' pazzo; è egocentrico; ha i riflessi scattanti ma è nervoso; si esalta
con la parata spettacolare...). Ovviamente non solo i portieri non sono
tutti così, ma questo ritrattino non c'entra nulla con il fatto che il
portiere da solo non vinca le partite...

Il portiere deve essere messo nelle condizioni di fare al meglio il proprio
lavoro, così come tutti gli altri, per il bene della squadra. Prenderlo in
giro non credo lo aiuti (forse nemmeno lo danneggia, ma non ne capisco lo
scopo). All'allenatore spetta questo e molti altri compiti, per cui ce l'ha
più dura. Se i giornali per un periodo parlano solo del portiere, be', può
darsi che sia solo perché il portiere è più spettacolare o visibile
dell'allenatore o del direttore tecnico. O per qualunque altro motivo
contingente, momentaneo, che comunque non inficia l'importanza degli
altri...

A meno che nell'articolo di Volpon non ci sia un sottotesto che mi
sfugge.... dopo aver letto la mail di Roberto Castaldo, che condivido,
comincio ad averne il sospetto.

Ciao

M-





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