[webaccessibile] Tutti noi siamo inutili (da soli)

Roberto Castaldo r.castaldo a iol.it
Mar 16 Mar 2004 16:50:26 CET


Riprendo l'intervento di Maurizio, per ribadire che nella sostanza non posso
che concordare con le conclusioni dell'articolo di Volpon, anche se in più
punti mi è venuto da chiedermi se non stesse abbaiando alla luna.

Dice Volpon, riferendosi alle raccomandation del W3C:
"Documenti troppo completi in parti inutili, ma deficitari nel loro cuore, e
standard in continuo mutamento, con nuove versioni che rendono subito
obsoleto il lavoro di mesi."
Allora il continuo mutamento è dannoso secondo lui? Mah, non si capisce,
anche perché subito dopo dice "Molti sviluppatori sono preoccupati quando
sentono parlare di nuove versioni degli standard, hanno paura di dover
rifare per l'ennesima volta un lavoro di conversione. Vedremo tra breve che
in realtà non è così". Ammetto tutti i miei limiti, ma non ho capito che
cosa volesse dire. 

Poi, Volpon si scaglia con una certa irruenza (ma chi avrà mai incontrato?)
contro "I paladini degli standard web", tutti guidati dalla più bieca
malafede (cercano di smerciare libri, consulenze, e di partecipare, sempre
in malafede allo sviluppo degli standard)... Insomma, un inno del tipo
"dagli al talebano", "piove, W3C ladro", anche abbastanza qualunquista.
Divertente, ma cui prodest? 

Ed ancora: "Non basta presentare l'informazione in modi alternativi, ma
essere in grado di trasformarla (anche ridurla). Nel nostro caso, al browser
verrà inviato l'intero articolo, mentre al cellulare solo il titolo, il
sommario e un abstract"... Ed ancora... "Riusciamo quindi non solo a
presentare in modi diversi le informazioni con documenti Xslt diversi, ma
anche a filtrarle in modo da presentare ad un palmare solo la versione
essenziale, al posto di quella completa". Su questa affermazione di dubbi ne
ho una quintalata: ridurre i contenuti? E? una regola da seguire? E perché
mai? Un puro esercizio didattico? A me sfugge.

Ah, stavo dimenticando questa: "Capita spesso di incontrare siti in cui
l'autore si diverte a convertire siti esistenti non standard in versioni
Xhtml e Css, così da dimostrare ai più scettici che è possibile non solo
ottenere lo stesso risultato con gli standard, ma addirittura migliorarlo.
L'esercizio è molto utile ai fini didattici, ma è un esercizio. In realtà
queste operazioni, che molte volte interessano solo la home page, sono del
tutto fuorvianti"
Ma lo stesso Volpon, in un articolo dal titolo "Xhtml e l'accessibilità web
- Amici per la pelle" [1] sembra dire cose un po' diverse: "La costruzione
di pagine utilizzando gli standard rende i contenuti indipendenti dalla
pagina Html e più facili da cercare e organizzare..."... E poi... "Il
contenuto incide in larga misura sui costi di realizzazione di un sito
accessibile. Vale perciò la pena di realizzarlo secondo lo standard Xhtml ed
utilizzando tutti i tag che arricchiscono il testo di informazioni". Ma
allora cosa avrà voluto dire?

Tutto ciò, lo ripeto, senza nulla togliere alla sostanziale correttezza dei
concetti complessivamente espressi (ma anche alla banalità di alcuni di
essi) dal Volpon: giustissimo parlare di gruppi di lavoro nell'affrontare la
creazione di applicazioni Web non banali, giustissimo porre l'accento sulle
diverse professionalità da coinvolgere nel ciclo di vita di un sito o di
un'applicazione... Altre cose, le considero più una provocazione.

Ciao, Roberto


[1] http://www.fucinaweb.com/design/xhtmlxsl.asp



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