[webaccessibile] Convegno "accessibile" ?

mirko corli corli a quipo.it
Mar 16 Mar 2004 12:32:53 CET


>
> Roberto:
> Hai ragione Mirko, loro come azienda non hanno alcun obbligo 
> legislativo a dimostrare di essere persone serie e competenti, a non 
> dichiarare cose false e a non presentare notizie inesatte.
> La Legge, neanche la neonata Legge Stanca, non pu˛ imporgli nulla di 
> tutto questo, ma forse forse, se non glielo impone la "correttezza" ed 
> una forma anche embrionale di deontologia, il mercato inizierÓ a farlo 
> fra non molto.
>

Cumulo qui la risposta riferendomi anche a quanto risponde R. Scano: 
sono perfettamente d'accordo.

E' ovvio che sara' il mercato, non esistendo obblighi di legge in 
*questo* senso, a determinare il successo o meno di aziende come questa.

Piccolo inciso: la legge opera dal lato del committente (nello 
specifico le PPAA), puntualizzando che chi emette la commessa del 
lavoro deve pretendere certi standard di accessibilita'. Non accenna in 
alcun modo a chi *realizza* il lavoro, ed e' anche giusto che sia cosi' 
dal momento che si voleva porre l'accenno su chi *da'* il lavoro.
Per questo, in un'ipotetica (neanche poi tanto, se guardiamo la lista 
dedicata;-) legge sulle professioni del web, io vedrei bene un accenno 
alla Legge Stanca che dica: chi viene individuato dalle PPAA per 
realizzare contenuti che *devono* essere accessibili, acquisisce un 
titolo preferenziale nel caso sia anche una realta' accessibile 
certificata (ovvero, prima e ovvia cosa, abbia il sito aziendale 
WAI-compliant).

Ritornando alla faccenda del mercato e del calzolaio;-)
Se vedo che il sito di quell'azienda non e' accessibile e lo dichiara 
nonostante questo, con modi tutti suoi peraltro (i bollini modificati), 
allora e' ovvio che operero' la mia scelta e non li consultero' mai. Ma 
questo e' qualcosa che viene lasciato alle conoscenze del singolo, che 
come sappiamo non sono cosi' sviluppate in questo ambito, soprattutto 
presso chi le decisioni le prende, anche in ambito commerciale.

Per questo:
* o si investe pesantemente sulla formazione di una coscienza condivisa 
di cio' che l'accessibilita' e' e rappresenta, e allora si danno gli 
strumenti alle persone per autotutelarsi, e il mercato in sostanza 
viene controllato dalla competenza.
* oppure si adotta un approccio completamente diverso, in un'ottica di 
vigilanza e censura.

Personalmente preferisco di gran lunga la prima strada, perche' ha un 
futuro: ed e' quello di alimentarsi da sola, pur richiedendo un 
notevole sforzo iniziale.

E' un po' - se mi passate il paragone - come nel calcio. Il ciclio 
juventino si e' esaurito perche' era fondato sui muscoli, i nervi, la 
determinazione e il carattere. Tutte cose che a lungo andare, a certi 
livelli, logorano e si esauriscono.
Il ciclo milanista invece sara' destinato a lunga vita perche' giocato 
sull'istinto, il talento, la tecnica. Cose che non si esauriscono col 
tempo, magari rallentano solo nell'esecuzione.
E, detto da un interista, vi assicuro che e' meditata come metafora ;-(

Mirko



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