[pdl3486] richiesta d'informazioni
Massimo
geremy83 a virgilio.it
Lun 26 Giu 2006 16:50:33 CEST
Buongiorno sono Massimo,
Colgo l'occasione di rispondere a questo messaggio di Valeria Silvestri per
meglio prendere visibilità all'interno di questa lista.
Lo scopo di questo mio messaggio è chiedere informazioni per poter trovare
un gruppo di lavoro con cui collaborare per monitorare l'accessibilità dei
siti.
Ho una discreta conoscenza dell'HTML e delle nozioni di base sui linguaggi
di scripting server e sulle regole di accessibilità per i siti internet.
Inoltre sono io stesso non vedente e quindi per navigare mi servo di
screenreader e display Braille.
Credo quindi a mio avviso di essere in possesso di tutte le competenze per
collabroare con voi.
Sperando che aprire questo contatto con lei mi possa offrire nuove
prospettive nel campo dell'accessibilità, resto in attesa di un suo cortese
riscontro.
Ringraziando anticipatamente per la l'attenzione da lei prestatami, porgo
distinti saluti.
massimo corti - geremy83 a virgilio.it
----- Original Message -----
From: "Valeria Silvestri" <webfemminile a iwa-italy.org>
To: <pdl3486 a itlists.org>
Sent: Thursday, June 15, 2006 1:58 PM
Subject: [pdl3486] Intervista a Roberto Scano su www.margheritaict.it
Ecco l'intervista a Roberto Scano che potete trovare anche alla pagina
http://www.margheritaict.it/index.php?pagina=articolo&idarticolo=3534
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Urgono modifiche alla legge Stanca. Intervista a Roberto Scano sulla
Campa-Palmieri 2
Roma, 09-06-2006
Roberto Scano, presidente di IWA-Italy (International Webmasters
Association, l'associazione degli sviluppatori esperti in materia di
accessibilità che conta circa 1300 iscritti sparsi su tutto il territorio
italiano), è intervenuto alla giornata di studio:"Il tema dell'accessibilità
ad un anno dall'entrata in vigore della Legge Stanca", svoltosi l'8 giugno a
Fucecchio (FI) e organizzato dalla Rete Civica Unitaria Empolese Valdelsa,
con un intervento in cui si preconizzava l'avvento di una Campa-Palmieri II.
Per la cronaca, la pdl Campa-Palmieri altro non è se non la progenitrice
della l. 4/2004 meglio nota come "legge Stanca", ovvero le disposizioni che
regolano la presenza di siti accessibili all'interno delle istituzioni
pubbliche.
In base a quanto da lei sostenuto, la legge 4/2004 non aveva previsto di
verificare l'accessibilità dei siti realizzati da personale interno alla
Pubblica Amministrazione. Pensa che questo diverrà un ulteriore ostacolo per
una soddisfacente applicazione delle disposizioni della 4/2004 nella PA?
Purtroppo sì, in quanto la normativa si è concentrata soprattutto
nell'acquisto di servizi all'esterno della P.A. considerato che non esistono
ancora molti professionisti del web all'interno delle amministrazioni
pubbliche in grado di fornire soluzioni accessibili. Con la diffusione di
soluzioni CMS open source, che consentono ai dipendenti delle P.A. di poter
pubblicare autonomamente contenuti per un sito web senza alcun costo di
sviluppo, e "grazie" a questo "buco normativo", le P.A. medio-piccole si
stanno quindi indirizzando verso l'autosviluppo, anziché utilizzare
l'outsourcing.
La formazione del personale interno alle istituzioni pubbliche in materia di
nuove tecnologie è ancora ad uno stadio iniziale, anche perché, visto il
lento ricambio generazionale, spesso i funzionari pubblici sono persone poco
avvezze all'uso di strumenti informatici. Questo potrà creare delle
ulteriori difficoltà alla realizzazione interna di siti Internet realmente
accessibili?
La legge, all'art. 8, già prevedeva l'inserimento della formazione
sull'accessibilità all'interno dei percorsi formativi e forniva al Ministro
della Funzione Pubblica l'onere di definire ogni anno gli obiettivi di
accessibilità della P.A. Ad oggi mi risulta che le uniche iniziative
formative siano erogate dal CNIPA (Centro Nazionale Informatica Pubblica
Amministrazione) con l'ausilio di docenti professionisti di IWA. È quindi
necessario che all'interno delle P.A. venga valorizzata la figura del
redattore web, fornendogli formazione su come produrre contenuti accessibili
a tutti.
Il controllo interno da parte delle pubbliche amministrazioni
sull'accessibilità non potrebbe poi rivelarsi controproducente?
L'attuale art. 117 della Costituzione non consente che vi sia un organismo
unico nazionale che effettua il controllo in ambito delle comunicazioni. È
proprio per tal motivo che nella proposta di legge che ho preparato per
l'On. Campa ho richiesto la modifica dell'art. 7 comma 2 della legge 4/2004
consentendo di estendere l'attività di verifica "anche avvalendosi dei
Comitati Regionali per le Comunicazioni" (CORECOM). Il CORECOM è di fatto
una struttura indipendente dall'amministrazione generale (come il Difensore
Civico) e - a nostro avviso - potrebbe essere la figura chiave per
monitorare l'applicazione della legge, anche con l'ausilio di esperti
esterni all'amministrazione. È impensabile, ad esempio, che un cittadino che
identifica l'inaccessibilità del sito del proprio Comune debba rivolgersi
allo stesso comune che dovrà autocontrollarsi.
Non trova che un elemento che porta ad una mancanza di accessibilità delle
informazioni, anche se non di tipo tecnico, sia una certa dispersività delle
iniziative, per quanto valide, dei vari Enti locali? Non sarebbe auspicabile
una maggiore centralità, se non dei progetti, della loro incentivazione?
Certamente. In questo campo delle comunicazioni il decentramento con la
mancanza di coordinamento centrale, è altamente dannoso. È per tal motivo
che le regole tecniche ed in generale tutti i principi di accessibilità
promossi dalla legge 4/2004 dovrebbero essere valorizzati e divulgati in
modo uniforme anche utilizzando realtà come i CRC (Centri Regionali di
Competenza) o il supporto di associazioni che siano disponibili a fornire
formazione ed informazione. A tal proposito come IWA già da mesi abbiamo
scritto ai presidenti di tutte le regioni fornendo supporto per seminari
informativi gratuiti sul tema, ottenendo purtroppo risposta solamente da
alcune regioni tra cui - prima di tutte - la Sardegna.
Ultima domanda: come pensa che si possano incoraggiare e favorire le
Pubbliche Amministrazioni a rendere sempre più accessibili i loro siti,
indipendentemente dalle disposizioni di legge? In che modo far diventare
l'accessibilità un aspetto culturale del servizio al cittadino, e non solo
un obbligo?
La cultura dell'accessibilità deve crescere all'interno delle P.A. e questo
lo sappiamo bene che non è facile: ci si scontra con una errata
interpretazione del web, sul fatto che l'accessibilità è vista come qualcosa
di "elitario" e di difficile implementazione. Va comunque fatto notare che a
braccetto con la legge 4/2004 va la recente legge 67/2006: con tale norma,
che è volta alla rimozione di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta,
qualsiasi cittadino può rivolgersi al Tribunale Ordinario per ottenere la
rimozione delle barriere (in questo caso digitali) ed un risarcimento danni.
Purtroppo come per tutte le riforme culturali, è necessario il bastone e la
carota: il bastone sono queste norme... la carota è il riconoscimento da
parte di chi finalmente - grazie all'accessibilità di un servizio
informatico - può comunicare con la P.A.
Ulteriori informazioni all'indirizzo: http://www.iwa-italy.org
Valeria Silvestri, Redazione Osservatorio delle ICT
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Valeria Silvestri
Responsabile progetto 'Web al femminile' per IWA/HWG
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